INTERVISTA AL TRIO À REBOURS
 
  "Quando nel corso degli umani eventi..."

Incuriosito dall'insolito manifesto programmatico di un altrettanto insolita formazione musicale, ho pensato di avvicinare questi estranei musicisti per porre loro qualche domanda. Cosa vi ha spinto a mettere su una formazione musicale così insolita, pianoforte a quattro mani e percussioni? E perché chiamarla À rebours?
“La voglia di indagare terreni inesplorati come le avanguardie musicali dei primi anni del Novecento, potenziando la timbrica e gli effetti coloristici di strumenti apparenentemente incompatibili come il pianoforte e le percussioni. Quanto al nome, Lei sa bene che À rebours, Controcorrente è, appunto, il titolo del romanzo di Huysmans, scritto nel 1884 e considerato il manifesto del Decadentismo. Noi siamo À rebours in quanto decadenti.”

Perché quello strano manifesto programmatico?
“Lei si riferisce a " Quando nel corso degli umani eventi...?" Nella grandiosità apocalittica di quelle righe è racchiuso il significato ontologico e deontologico della formazione, sa, come un voler ingigantire qualcosa...”

E le scelte?
“Troppo complesso dover dire in poche righe il perché delle scelte. Siamo sempre controtendenza anche rispetto alle scelte precedenti, alla continua ricerca di una "non identità" che non permetta cristallizzazioni.Di certo c'è che non si può mai sapere cosa e come suoneranno gli À rebours nel prossimo concerto; non eseguiranno, mai lo stesso brano in una versione sempre uguale,per non parlare delle aree di sospensione! Ti terranno inchiodato alla sedia, per tentare di capire cosa sta per succedere, perché, quello che succederà, è davvero imprevedibile.”

Ricerca?
“Sì ricerca e antiricerca, sofisticato e bizzarro: esecuzioni estremamente ligie ai canoni esecutivi della prassi classicheggiante convivono accanto ad un apparente e momentaneo sprofondamento nel triviale, quasi un voler sdrammatizzare.”

Sperimentazione?
“É l'indagine sul suono a sfociare in una fusione e contaminazione, non stridente, di generi che coesistono senza traumi.”

É il nuovo?
“Il nuovo è il vecchio, guardi Parade di Satie, ad esempio, siamo nel 1917, e riascoltandola oggi, nel 2000, ci sembra scritta ieri, e allora? Anche un voler ricordare a chi sfodera presunti nuovi stili musicali e pretende di farne il proprio vessillo che, in fondo,attenzione agli "scopiazzamenti".”

Quanto c'è di studio, quanto è dato all' improvvisazione?
“Tanto studio e prove, poca improvvisazione. Siamo musicisti di formazione conservatoriale classica, noi pianisti, di formazione jazzistica il percussionista, ma quando si idea uno spettacolo si tirano i remi in barca, si riconsidera il passato e si marcia a capofitto verso l'obiettivo.

Quanto di serietà, quanto d'ironia?
“Tanta ironia, quel che basta di serietà, ma attenzione alla fantasia.”

Buon lavoro al Trio \Á rebours, al secolo Vito Lobefaro, Paola Sorrentino, Dante Spada e concludo con un'ultima domanda: In tanti anni, è la musica ad essere entrata in voi, o voi ad essere entrati nella musica? - Enrico Pavida

(2000 sett.I Gioia Oggi)
È

Il water in scena la chiave di lettura della singolare proposta degli Á rebours trio, andata in onda lo scorso 15 settembre al teatro Rossini. Un “vaso” con fiori, degno della Biennale di Venezia, a simboleggiare la negazione dell'estetica musicale romantica, nodo visivo della scena sonora di Essence , spettacolo tra suoni-parole-gesti-immagini-sensazioni, ideato da Paola Sorrentino ed efficacemente interpretato dal consolidato Á rebours trio (pianoforte a 4 mani Vito Lobefaro-Paola Sorrentino, percussioni Dante Spada) con la partecipazione dell'ispirato e convincente Edward Szost ,nei panni di Satie e Cocteau.
Programmato come fuori programma di un già precario cartellone estivo, “Incontri d'estate”, anziché esserne appendice, sconvolge per la massiva comunicativa, per la coerenza testuale e ipertestuale, per l'impressionante coesione strumentale di tre musicisti, due gioiesi per nascita, l'altro di adozione, per i quali lo strumento è realmente prolungamento del corpo. Vincitori di concorsi internazionali e protagonisti di numerosi festival, in piedi dal 1998, i tre si sono sempre prodotti in una ricerca esasperata sulle avanguardie musicali novecentesche, sperimentando e lavorando su modalità esecutive che potessero rendere efficacemente, senza deviazioni possibili, un'immagine a tutto tondo di un Novecento musicale senza frontiere, fuori da quei superficialismi che spesso connotano performance posticce e vuote in cui chi suona è il primo a non comprendere cosa stia suonando.

Essence, retto sulla figura di un “uomo”, Erik Satie, poco noto ai più, ma di fatto la svolta della Musica colta del Novecento, attraverso un testo scritto dalla Sorrentino in prima persona, dipana le nebbie che hanno ingabbiato il compositore ed intellettuale francese, ritratto tra iniziali schizzi sui di lui esordi sino al calamitarsi sulle magistrali acqueforti che sono Parade e Cinéma , (prototipo di musica per film scritta fotogramma su fotogramma per il cortometraggio surrealista del 1924 Entr'acte di René Clair), rarità proiettata a fine spettacolo.

Il risultato è strepitoso e così integrato, da risultare commestibile anche per i bambini presenti in sala che non hanno schiodato occhi ed orecchie neppure per un istante, incuriositi dall'evolversi degli eventi…-Filippo Donvito

(2006, II sett., Gioia Oggi)

«…con l'invito ad appassionati della musica francese e non, ad ascoltare il meraviglioso Trio" Á Rebours " per essere coinvolti in bellissime sonorità e splendidi intenti d'insieme, efficaci ed innovativi .» -Alexander Hintchev

 

Il progetto musicale del trio Á rebours è lavoro notevole eseguito magistralmente grazie a un pianismo estremamente elegante nel suono e nel fraseggio e a scelte sonore delle percussioni sempre opportune e raffinate.
L'idea di attraversare Satie (e altri autori) inserendo "squarci", deflagrazioni, parentesi temporali, ritengo sia una maniera quasi necessaria per "depensare" (per dirla con Carmelo Bene) il testo.
Il trio Á rebours usa la poetica  aperta di Parade come chiave per rileggere i classici in una dimensione "teatrale" del gesto sonoro.-
Gianni Lenoci

 

Ma chi credono di essere questi Á rebours per profanare le mie opere?
Érik Satie

 

   
 
 
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